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Interessanti articoli  sulla pratica dell'Ashtanga, e anche qualcosa di diverso.... .

Yoga: i fondamenti di una pratica profonda

Procedendo nel corso degli anni nella pratica dell’Ashtanga, e in qualche caso arrivando poi ad affrontare l’esperienza dell’insegnamento, è facile dimenticare quali siano stati i dubbi, le sensazioni, gli ostacoli incontrati all’inizio del percorso, o il momento in cui si arrivava alla consapevolezza che quella serie di movimenti non rappresenta solo una pratica fisica. Ci sembra quindi utile e interessante per tutti, indipendentemente dall’esperienza accumulata, provare a ripercorrere quella fase di scoperta e ritrovare, attraverso le parole e le riflessioni personali di una praticante, quello stupore che accompagna l’intuizione delle profondità di una disciplina destinata ad accompagnarci per molto tempo.

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Yoga citta vrtti nirodhah

Upanishad

Chiunque si avvicini al mondo dello yoga si imbatterà, prima o poi, in quello che viene considerato uno dei suoi principali testi di riferimento, lo Yoga Sūtra di Patañjali composto secondo gli studiosi fra il I secolo a.C. e il II secolo d.C. (non deve stupire la datazione quasi sempre approssimativa dei testi indiani, dovuta alla loro trasmissione essenzialmente orale, secondo il metodo di insegnamento definito guru-śiṣya-paramparā.

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Manju P. Jois

E' da molto tempo che desidero descrivere il modo unico in cui Manju P.Jois insegna l'Aṣṭāṅga Vinyāsa Yoga. Il mio desiderio nasce naturalmente dal fatto di essere un suo allievo e di avere il privilegio di una relazione amichevole con questa persona straordinaria, ma anche dalla convinzione che, se la nostra disciplina venisse insegnata come la trasmette Manju, sarebbe del tutto priva di quelle caratteristiche che le vengono (a volte giustamente) attribuite: difficile, troppo “fisica”, faticosa, solo per atleti. E ai suoi insegnanti: rigorosi, severi, “pretending”.

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Oltre il Guru: insegnare yoga oggi

La storia dello Yoga racconta dell'esistenza di persone realizzate capaci di imprese strabilianti e guide spirituali illuminate ma non le descrive mai come persone alle quali si deve delegare la propria responsabilità di salute e benessere. In effetti lo yoga è una disciplina che consegna e insegna a noi stessi la responsabilità del benessere del nostro corpo e mente. L'insegnante moderno di Yoga deve avere la capacità di costruire uno spazio sicuro nel quale l’allievo sia libero di ascoltare sè stesso e trovare quelle risorse che non sapeva di avere.

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Gli Shanti Mantra: i canti di pace.

Con il termine Śānti Mantra si intendono una serie di raccolte di inni appartenenti ai veda che alcune scuole ritengono particolarmente significativi o operativamente adatti ad invocare pace e armonia interiori e tra tutti gli esseri.

Le raccolte differiscono sia per i contenuti che nella salmodia degli stessi testi a seconda della śakha (scuola di esegesi dei veda) dalla quale sono stati tratti.

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L'insegnamento nell'Ashtanga Yoga

E’ grazie all’opera di K. Pattabhi Jois se oggi l’Ashtanga Yoga è praticato in tutto il mondo. Pattabhi ha dedicato almeno settanta anni della sua vita all’insegnamento con dedizione condividendo con tutti i suoi studenti la sua visione. Pattabhi Jois diceva spesso che l’Ashtanga Yoga è un dono che tutte le persone possono ricevere: giovani e vecchi, grassi e magri, rimanendone escluse solo i pigri e i privi di volontà. Questo perché l’Ashtanga Yoga è una pratica che pone delle sfide impegnative che richiedono disciplina, attenzione e conoscenza del proprio corpo.

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La serie intermedia o "Nadi Shodana"

La serie intermedia dell'Aṣṭāṅga Yoga porta il nome di una tecnica di respirazione (prāṇāyāma): "nāḍī śodhana", che significa letteralmente "pulizia dei canali" Semplificando molto, essa consta nella prima parte di sette posizioni basate su estensioni della schiena (piegamenti "indietro"), per poi passare a posizioni che richiedono grande flessibilità delle anche e ottima consapevolezza nella flessione del busto, posizioni di forza ed equilibrio, alcune posizioni di "recupero" e le sette posizioni sulla testa che nella nostra scuola costituiscono l'inizio delle serie avanzate.

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Drishti: il potere dello sguardo nello yoga

Dṛṣṭi significa "il guardato" cioè l'oggetto che cattura la vista.

La radice di questo termine ha un valore particolare nello "Yoga Sūtra dove dṛṣṭuh è lo "spettatore" o il "testimone" che si stabilirà fermamente (avasthanam) nella propria vera natura (svarupa) solo quando lo yoga avrà inibito (nirodha) le fluttuazioni della mente (citta vrtti) (Yoga Sūtra 1.2-3).

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