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Insegnamento

Il nostro modo di insegnare, gli insegnanti, l’idea che abbiamo dell’insegnamento

E’ grazie all’opera di K. Pattabhi Jois se oggi l’Ashtanga Yoga è praticato in tutto il mondo. Pattabhi ha dedicato almeno settanta anni della sua vita all’insegnamento con dedizione condividendo con tutti i suoi studenti la sua visione. Pattabhi Jois diceva spesso che l’Ashtanga Yoga è un dono che tutte le persone possono ricevere: giovani e vecchi, grassi e magri, rimanendone escluse solo i pigri e i privi di volontà. Questo perché l’Ashtanga Yoga è una pratica che pone delle sfide impegnative che richiedono disciplina, attenzione e conoscenza del proprio corpo.

Krishnamacharya

Pattabhi Jois è stato introdotto all’Ashtanga Yoga dal suo maestro Krishnamacharya iniziando a studiare con lui fin dall’età di 12 anni. Dopo aver assistito ad una dimostrazione di Krishnamacharya, Pattabhi, particolarmente colpito dalla pratica di questo grande maestro, chiese di poter diventare suo allievo. Krishnamacharya accettò e iniziò dal mattino successivo a insegnare al nuovo discepolo. Pattabhi dimostrò immediatamente una grande dedizione: per due anni si alzava tutti i giorni presto la mattina, e prima di andare a scuola, andava a lezione dal Maestro, addirittura all’insaputa della famiglia. Dopo due anni di insegnamento Krishnamacharya si trasferi in un’altra città e poterono incontrarsi di nuovo solo dopo tre anni, quando Pattabhi aveva già diciassette anni. Rimasero poi insieme per venticinque anni.

Quando Pattabhi Jois incontrò Krishnamacharya l’insegnamento dello yoga avveniva attraverso un rapporto tra maestro e allievo molto stretto. Lo yoga era una pratica riservata agli asceti, a persone che rinunciavano alla loro vita per dedicarsi interamente a questa disciplina. La conoscenza dello yoga avveniva in modo diretto, spesso l’allievo andava a vivere con il maestro per anni. Un po’ come avveniva con gli allievi delle botteghe artigiane in Europa, il maestro accoglieva l’allievo solo dopo averne verificate le attitudini e le capacità, poi cominciava il lungo periodo di addestramento che avrebbe trasmesso all’allievo l’arte e la scienza della bottega formando così un nuovo artigiano e, forse un giorno, un nuovo maestro.

In India la relazione tra maestro e allievo ha radici molto antiche: guru-śiṣya paramparā (śiṣya significa discepolo e paramparā tradizione) è stato il sistema attraverso il quale il sapere si è tramandato attraverso le generazioni e i secoli. Il maestro giudicava se l’allievo aveva le caratteristiche per trasmettergli la sua conoscenza oppure, come si dice, il maestro compariva quando l’allievo era pronto. Pattabhi era certamente pronto e Krishnamacharya anche: dalla sua scuola sono usciti maestri yoga di grandissimo valore che avrebbero segnato i tempi a venire sia pur in modo diverso tra loro. Oltre a Pattabhi Jois, divulgatore dell’Ashtanga Yoga nel segno della tradizione, Krishnamacharya è stato il maestro di Iyengar, che avrebbe dato luogo allo stile che porta il suo nome, di Desikachar suo figlio, maestro che ritiene la pratica yoga esclusivamente personalizzata sulle specifiche esigenze di ogni allievo e in ultimo di Indra Devi, prima donna ad essere stata iniziata alla scienza dello yoga.

Pattabhi Jois e Iyengar

Sia Pattabhi Jois che Iyengar hanno avuto il grande merito di divulgare lo yoga a tutti, diversamente da come era stato fino ai tempi di Krishnamacharya. E sarebbe stato proprio quest’ultimo a dar loro l’ indicazione di trasmettere questa conoscenza a beneficio di tutta l’umanità. Pattabhi Jois ha iniziato a insegnare yoga a Mysore, una cittadina del sud dell’India, gli allievi andavano da lui a imparare lo yoga della tradizione. Al termine della pratica gli allievi si sedevano e ponevano domande alle quali lui rispondeva dimostrando una profonda conoscenza dello yoga ottenuta anche attraverso lo studio degli antichi testi in sanscrito.

Il modo tradizionale di insegnare l’Ashtanga Yoga ovvero le serie delle posizioni (āsana) di cui è composta avveniva negli incontri che chiamiamo Classe Mysore. Questa modalità prevede che gli allievi svolgano autonomamente la pratica sotto la supervisione dell’insegnante il quale controlla l’esecuzione e, quando ritiene opportuno, interagisce con il singolo allievo correggendo, aggiustando o suggerendo una nuova posizione o una diversa modalità di esecuzione. In sostanza la classe Mysore è un sistema di insegnamento che, seppur eseguito in gruppo, riguarda uno scambio personale e autonomo tra insegnante e allievo. La classe Mysore consente all’insegnante di fornire un insegnamento a gruppi di allievi con livelli di pratica non omogenei, mentre gli allievi hanno, nel contempo, la possibilità di fare la propria pratica quotidiana seguendo il proprio respiro e quindi poterne ottenere tutti i benefici conseguenti.

Altra modalità tradizionale di insegnamento dell’Ashtanga Yoga è la Classe guidata: questa avviene quando l’insegnante chiama ogni posizione della serie stabilendo i tempi e richiedendo alla classe il rispetto del conteggio dei vinyāsa. La Classe guidata era considerata avanzata rispetto alla Classe Mysore, veniva suggerita dall’insegnante solo quando riteneva che gli allievi fossero capaci di eseguire la serie rispettandone i tempi e il conteggio. Questo sistema di insegnamento costringe l’allievo a seguire il ritmo imposto dall’insegnante, spesso più veloce, e a eseguire i vinyāsa nel modo corretto. Difficilmente l’allievo meno esperto riesce a rispettare il conteggio e contemporaneamente a immergersi nello stato di meditazione in movimento più facilmente raggiungibile nella pratica autonoma.

Pattabhi Jois insegna Ashtanga

Il sistema combinato di Classe Mysore, Classe guidata e raccoglimento intorno all’insegnante per la fase domande e risposte è il modo in cui Pattabhi Jois ha iniziato il suo insegnamento dell’Ashtanga Yoga ai primi allievi che si recavano a Mysore. I primi gruppi non erano molto numerosi, alcuni allievi addirittura erano ospiti della famiglia Jois nel periodo in cui rimanevano in India.

Con il passare del tempo e la diffusione dell’Ashtanga Yoga il numero degli allievi aumentava e questo ha richiesto le prime modifiche al sistema di trasmissione, ma è l’approccio dell’insegnamento a persone di origine e cultura occidentale che ha richiesto le modifiche più importanti. Possiamo dire a questo riguardo che, più degli orientali, gli occidentali non si accontentano di apprendere la pratica per come è. In particolare per ciò che concerne le āsana c’è la volontà e la pretesa di capire il perché di ciò che si fa. Questo anche a causa della sovrapposizione dell’Ashtanga Yoga con il fitness perché spesso, l’avvicinamento a questo stile di yoga, parte proprio da persone o insoddisfatte del fitness o desiderose di provare nuove pratiche fisiche e sportive.

Oggi c’è inoltre molta più attenzione verso la sicurezza della pratica dell’Ashtanga Yoga e dello yoga in generale. Nello yoga, come in ogni altra disciplina che riguarda il corpo, esiste la possibilità di incidenti che in generale riguardano per lo più le articolazione del ginocchio, l’articolazione della spalla e la fascia lombare. Le posizioni che richiedono importanti piegamenti o estensioni, incroci delle gambe per il loto o mezzo loto, e i salti – particolarità unica dell’Ashtanga Yoga – sono particolarmente impegnative per il nostro corpo. Questa maggiore attenzione rispetto al passato richiede che l’insegnante abbia e trasmetta conoscenze specifiche dell’anatomia e della fisiologia dell’apparato muscolo-scheletrico.

In generale le Classi Mysore o guidate tenute nelle nostre shala mancano di un momento di spiegazione e approfondimento della pratica. Non solo, la Classe guidata, che in origine aveva la caratteristica di essere un sistema di insegnamento più avanzato, da noi si è trasformata, specialmente nelle palestre, nel sistema più diffuso per approcciare l’Ashtanga Yoga perchè ritenuta a torto più adatta ai principianti. A maggior ragione si è quindi perso o limitato quel momento a integrazione della pratica, dentro la pratica stessa nel caso della classe Mysore, di insegnamento personalizzato o di approfondimento.

Questo vuoto viene in parte assorbito con una offerta di workshop e seminari tenuti da insegnanti senior nelle shala che di volta in volta li ospitano a questo proposito. Sono naturalmente eventi sporadici e non continuativi come sarebbe auspicabile. Sono eventi che riscuotono grande successo anche se limitati alle città dove la disciplina è molto diffusa. Più che la profondità dell’insegnamento, il vero motivo che spinge la partecipazione a questi workshop e seminari, sono l’esperienza stessa, la possibilità di ricevere ispirazione dal modo unico e particolare che ha, ognuno di questi insegnanti, nell’interpretazione e nella trasmissione della disciplina.

Non può esistere in occidente quel particolare rapporto insegnante-discepolo che caratterizzava il guru- śiṣya paramparā ma questo non può essere la giustificazione per l’approssimazione e la superficialità. E nemmeno è possibile apprendere lo yoga, come qualsiasi altra arte o pratica, dai video dimostrativi o dai tanti libri che ne trattano nonostante vi siano in circolazioni ottime realizzazioni.

Nuovi strumenti e nuove modalità di trasmissione della conoscenza sono la sfida per chi vuole rendere accessibile a tutti una disciplina dove la meta corrisponde allo stesso viaggio fatto di tante, tantissime tappe. Noi, occidentali impegnati nella diffusione dello yoga, abbiamo la volontà, gli strumenti e il dovere di dare una conoscenza precisa di tutti gli aspetti della disciplina attraverso un linguaggio e una relazione insegnante-allievo più efficace.

Ma anche di individuare e proporre nuove tecniche e modi di insegnamento che rendano questo cammino il più piacevole e sicuro possibile.

Classe Ashtanga Yoga Firenze

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