Pratica

Tecnica, approfondimenti e curiosità sulla nostra pratica

Yoga: i fondamenti di una pratica profonda

Procedendo nel corso degli anni nella pratica dell’Ashtanga, e in qualche caso arrivando poi ad affrontare l’esperienza dell’insegnamento, è facile dimenticare quali siano stati i dubbi, le sensazioni, gli ostacoli incontrati all’inizio del percorso, o il momento in cui si arrivava alla consapevolezza che quella serie di movimenti non rappresenta solo una pratica fisica. Ci sembra quindi utile e interessante per tutti, indipendentemente dall’esperienza accumulata, provare a ripercorrere quella fase di scoperta e ritrovare, attraverso le parole e le riflessioni personali di una praticante, quello stupore che accompagna l’intuizione delle profondità di una disciplina destinata ad accompagnarci per molto tempo.

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La serie intermedia o "Nadi Shodana"

La serie intermedia dell'Aṣṭāṅga Yoga porta il nome di una tecnica di respirazione (prāṇāyāma): "nāḍī śodhana", che significa letteralmente "pulizia dei canali" Semplificando molto, essa consta nella prima parte di sette posizioni basate su estensioni della schiena (piegamenti "indietro"), per poi passare a posizioni che richiedono grande flessibilità delle anche e ottima consapevolezza nella flessione del busto, posizioni di forza ed equilibrio, alcune posizioni di "recupero" e le sette posizioni sulla testa che nella nostra scuola costituiscono l'inizio delle serie avanzate.

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L' iperestensione nel ginocchio

Una delle indicazioni "da manuale" fornita dagli insegnanti di yoga ai propri allievi è: "rotula ferma" o "rotula in dentro e su" durante l'esecuzione delle posizioni. Questo significa che durante le posizioni se si afferra lateralmente la patella posta sulla parte frontale del ginocchio con due dita e si prova a spostarla questa non si deve muovere.

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Ujjayi, bandha, drishti, allineamento: una pratica troppo difficile?

Ai praticanti viene detto di concentrarsi sul respiro, mantenere la costante contrazione dei bandha, puntare lo sguardo in un punto preciso in ogni movimento, di usare forza su alcuni muscoli e rilassarne altri per poi magari correggere la postura dicendo che non è ben allineata.

Sembra che l’ Ashtanga Yoga (e in particolare quello moderno che aggiunge alle prescrizioni tradizionali elementi di anatomia, posturologia e movimento funzionale) sia una pratica che invece di favorire la concentrazione rilassata , affatichi il praticante controppe ossessionanti attenzioni.

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I piedi ed il loro appoggio

Considerando la stazione eretta i nostri piedi sono il punto di scarico del peso per la maggior parte delle nostre attività e anche qualora la nostra vita sia prevalentemente sedentaria almeno durante le attività fisiche sono loro a “scaricare a terra” le forze di corse, camminate, salti ecc.

Nello yoga vogliamo ancora di più: il piede non solo è "attivo" nelle posizioni in piedi per consentire quanto sopra ma continua ad avere una giusta ed equilibrata attivazione muscolare anche quando non tocca terra come nelle posizioni sedute o quando addirittura è rivolto verso l’alto come nelle inversioni: “I piedi non sono mai nell’elemento aria” dice B.K.S. Iyengar per segnalare l'importanza delle nostre estremità inferiori.

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