Pratica

Tecnica, approfondimenti e curiosità sulla nostra pratica

Considerando la stazione eretta i nostri piedi sono il punto di scarico del peso per la maggior parte delle nostre attività e anche qualora la nostra vita sia prevalentemente sedentaria almeno durante le attività fisiche sono loro a “scaricare a terra” le forze di corse, camminate, salti ecc.

Nello yoga vogliamo ancora di più: il piede non solo è "attivo" nelle posizioni in piedi per consentire quanto sopra ma continua ad avere una giusta ed equilibrata attivazione muscolare anche quando non tocca terra come nelle posizioni sedute o quando addirittura è rivolto verso l’alto come nelle inversioni: “I piedi non sono mai nell’elemento aria” dice B.K.S. Iyengar per segnalare l'importanza delle nostre estremità inferiori.

L’ appoggio del piede corretto è quello che mette in attività la volta plantare costituita da tre archi: uno interno che va dalla base dell’alluce al centro del tallone, uno esterno dalla base del mignolo al centro del tallone e uno anteriore dalla base dell’alluce alla base del mignolo (tutte le basi delle dita toccano e questo arco è spostato più verso il centro della pianta per la verità, ma per attivarlo si deve dare attenzione alle basi di mignolo e alluce). L’attivazione volontaria di questi archi consente non solo al piede di lavorare al meglio ma anche alle catene muscolari ad esso connesse di attivarsi uniformemente migliorando così la forza e la resistenza. Dal punto di vista esoterico si può dire che un appoggio corretto alimenta il libero fluire dell’energia verso l’alto e migliora la spinta di radicamento verso il basso. Un esempio dell’ importanza che dobbiamo dare a tutto ciò come praticanti di yoga (sottoposti quindi ad un esercizio di equilibrio continuo) può essere la causa di tanti problemi al ginocchio.

La triste storia è quasi sempre la stessa : “Ho fatto il loto (o mezzo)… ho sentito un dolorino… ora mi fa male il ginocchio tutte le volte che incrocio le gambe”. Cosa è successo? Ancora generalizzando si può dire che probabilmente il malcapitato si è “pizzicato” il menisco ovvero la sede di scorrimento che permette alla nostra gamba (tibia) di fare avanti e indietro (flettere e distendere la gamba piegandola al ginocchio per capirsi). Avanti e indietro appunto, è l’unico movimento consentito al nostro ginocchio, quando M. (per malcapitato) ha mandato fuori asse tibia e femore (stinco e coscia) il ginocchio ha fatto ”uscire” dalla sede le ossa che connette spiaccicando un po’ il menisco… che non è carino per niente! Ma tutto questo che c’entra con i piedi? E’ presto detto: il buon Dio deve aver pensato che prima o poi qualche yogi troppo zelante avrebbe messo a repentaglio la propria deambulazione incrociando le gambe e allora ha permesso un minimo di “gioco” tra tibia e femore attraverso i legamenti crociati che ,posti all’interno del ginocchio lo fanno ruotare un po’ sul proprio asse senza permettergli di far ”uscire” niente e danneggiare. Allora M. non ha il legamento crociato? Certo che sì! Ma probabilmente lo ha allentato a tal punto da impedirgli di frenare “l’ uscita”. E come ha fatto ad allentarlo? Riducendo la vita di M. al solo yoga (quasi sempre sono fattori esterni alla pratica ma lo yoga deve guarire non aggravare!) è probabile che posizioni male i piedi (eccoli qui finalmente!) tenendo angoli diversi da quelli richiesti o mettendo più carico sull’esterno o sull’interno e mandando così in leva articolare il ginocchio: è come autoinfliggersi una mossa “light” di un’arte marziale ma ripetuta nel tempo (come vedete il risvolto psicologico è altrettanto interessante…). Se M. vorrà recuperare l’efficienza del suo ginocchio dovrà in primis andare da un medico e quando ritornerà a fare yoga dovrà lavorare attentamente sull’appoggio dei suoi piedi.

Le serie dell’ashtanga così come la maggior parte degli stili di yoga considera le posizioni in piedi fondamentali e propedeutiche alle altre perchè sono necessari forza e consapevolezza , radicamento e spinta (l’equilibrio tra queste forze…) che costituiscono il presupposto per affrontare in sicurezza qualunque altro asana: sappiamo benissimo che senza forza nella gambe non si va nè in avanti (paschimattanansana) nè indietro (urdhva dhanurasana).

Ricordate quindi a voi stessi ed eventualmente ai vostri allievi di posizionare bene i piedi nelle “standing postures”:7°-15° in posizioni con fianchi “aperti” come trikonasana o parsvakonasana e 40°-50° in posizioni a fianchi “chiusi” come in virabhadrasana A o parsvottanasana, e di attivare bene ed uniformemente l’arco plantare in tutte le altre posizioni con particolare consapevolezza all’arco esterno, spesso completamente ignorato, e alla base dell’alluce.

Lo so! Le prime volte è impossibile premere la base dell’alluce a terra e sentire qual’è il centro preciso del tallone ma con impegno tempo e pazienza (se insisto me lo incideranno sulla lapide…) tutti ce la fanno. Si tratta di portare “intelligenza nel corpo” come dice Iyengar e quindi consapevolezza… That is yoga!

Namasté

Cerca negli articoli

Ashtanga Vinyasa Yoga