Tradizione

Teoria, storia, miti e testi di riferimento della nostra disciplina

Yoga Sutra

Chiunque si avvicini al mondo dello yoga si imbatterà, prima o poi, in quello che viene considerato uno dei suoi principali testi di riferimento, lo Yoga Sūtra di Patañjali composto secondo gli studiosi fra il I secolo a.C. e il II secolo d.C. (non deve stupire la datazione quasi sempre approssimativa dei testi indiani, dovuta alla loro trasmissione essenzialmente orale, secondo il metodo di insegnamento definito guru-śiṣya-paramparā1.

Lo Yoga Sūtra è un testo essenzialmente filosofico, in cui la parte più “pratica” della disciplina non viene trattata che marginalmente. Si apre annunciando l’argomento della trattazione (lo yoga, appunto) e l’assunto che andrà poi a illustrare. Scopo dichiarato dello yoga, così come esposto programmaticamente proprio all’inizio del testo, non è certo la prestanza fisica o la capacità di eseguire le posture più complicate, quanto piuttosto:

yōgaścittavṛttinirōdhaḥ

योगश्चित्तवृत्तिनिरोधः

A questo punto, chiunque affronti per la prima volta il testo senza essere un sanscritista o uno specialista della materia si aspetterebbe una traduzione “ufficiale”, ma la questione non è così semplice né così banale, per quanto non sia difficile citare alcune delle numerose traduzioni disponibili. Per fare qualche esempio:

  • Lo yoga è la soppressione (nirodha) delle modificazioni (vṛtti) della mente (citta) – (Vinti Scarabelli2)
  • Il metodo che volge all’arresto definitivo del vorticoso plesso delle cognizioni (Squarcini3)
  • L’arresto delle attività mentali è lo Yoga (Geymonat4)
  • Yoga is the cessation of movements in the consciousness (Lo yoga è la cessazione dei movimenti nella coscienza – (Iyengar5)
  • La tecnica dello Yoga consiste nell’inibizione della percezione ordinaria (secondo la “Lettura psicologica” di G.C. Giacobbe6)
  • Yoga is the stilling of the changing states of the mind (Lo Yoga è il controllo, l’acquietamento degli stati mutevoli della mente – (Bryant7)

Già qualche considerazione molto superficiale (e assolutamente dilettantesca) sul Sūtra completo è sufficiente a darci un’idea non solo della molteplicità delle traduzioni possibili, ma anche e soprattutto dell’abisso di interpretazioni, commenti e rimandi culturali che ci si spalanca davanti.

yōgaścittavṛttinirōdhaḥ

  • yōgaś: gran parte degli studiosi fa risalire il termine alla radice yuj che significa unire, aggiogare. Ma se in italiano “aggiogare” rimanda a immagini bucoliche di coppie di buoi e aratri, l’ambito semantico del termine sanscrito è quello dei cavalli e dei carri da guerra, e unire rimanda allora al controllo, al dominio su qualcosa di recalcitrante e non certo mansueto, tutto sommato più al domare che all’unire.
  • citta: il traducente in apparenza semplice e immediato è “mente”. Dalla radice cit, il termine si riferisce a tutto ciò che riguarda il pensiero, la facoltà cognitiva. Nel pensiero indiano, però, la mente è intesa come organo fisico, composto di materia come lo sono cuore e polmoni. Si tratta, a differenza degli organi più grossolani, di materia sottile, ma pur sempre materia, legata al mondo dell’esistere e non dell’essere. Con la morte ci si libera del corpo fisico (organi e sensi di percezione) ma si rimane incapsulati nel corpo sottile della citta, che accompagna vita dopo vita a meno che non ci si sottragga al ciclo del saṁsāra8, abbandonando ogni individualità per tornare a far parte di un’anima universale, al di fuori del tempo e dello spazio e dalle manifestazioni – per definizione finite e mortali – dell’esistente.
  • vṛtti: il termine, qui associato a citta, deriva dalla radice vṛt e indica un movimento circolare, a vortice. In associazione con citta, potrebbe quindi alludere al movimento “dispersivo” della mente fisica, orientata verso l’esterno, le esperienze passate che determinano le aspettative, in un moto quasi centrifugo anziché concentrato sul presente e sulla propria purificazione.
  • nirōdhaḥ: l’ultimo elemento del Sūtra indica l’azione da compiere nei confronti di cittavṛtti. E qui l’esigenze di tradurre nel modo più fedele possibile sembra scontrarsi con la volontà interpretativa. Perché nirōdhaḥ può essere tradotto con arresto (definitivo), interruzione (che presuppone una ripresa), controllo (quindi il vorticare continuerebbe, per quanto controllato) o sospensione (durante la pratica dello yoga, per poi riprendere?). Prediligere un traducente rispetto all’altro finisce per introdurre con tutta evidenza una diversa interpretazione di un punto cruciale.

Tutto questo non vuole certo essere un tentativo di traduzione e ancor meno un commento del testo sanscrito, quanto piuttosto un modo per evidenziare quanto possa essere fuorviante avvicinarsi a concetti così densi e profondi attraverso una lingua “ponte” diversa da quella in cui sono stati concepiti, specie se ancora privi di quel bagaglio minimo di conoscenza che si può acquisire solo con una lunga e paziente frequentazione con il complesso di pratiche, dottrine e tradizioni al quale fanno riferimento e delle quali costituiscono, come nel caso dello Yoga Sūtra, un sommario indirizzato a chi ha già una conoscenza di base di ciò di cui si parla.

È solo dopo una lunga frequentazione della disciplina yogica (qui intesa appunto nella sua interezza, e non certo limitata alle manifestazioni più esteriori) che un allievo, indipendentemente dalla sua confidenza con il sanscrito, acquisisce gli strumenti per capire cosa si intende con yōgaścittavṛttinirōdhaḥ, dopo averne cioè sperimentato l’esigenza nel suo percorso personale, pratica dopo pratica.



1. Guru [गुरु] = insegnante, persona venerabile, maestro; śiṣya [शिष्य] = allievo, scolaro, discepolo; paramparā [परम्परा] = successione ininterrotta, serie, continuazione, tradizione

2. Patañjali, Yoga Sūtra, a cura di Piera Scarabelli e Massimo Vinti, Mimesis Edizioni, Milano, 2012

3. Patañjali, Yogasūtra, a cura di Federico Squarcini, Einaudi, Milano, 2015

4. Giulio Geymonat, “Gli Yogasutra di Patanjali: come affrontarli?”, www.sanscrito.it, 30 maggio 2015

5. B.K.S. Iyengar, Light on the Yoga Sūtras of Patañjali, London, 1993

6. G.C.Giacobbe, La psicologia dello Yoga: Lettura psicologica degli Yoga Sutra di Patanjali, ECIG, Genova, 1994.

7. Edwin F. Bryant, The Yoga Sūtras of Patañjali, A New Edition, Traslation, and Commentary, North Point Press, New York 2009.

8. Saṁsāra [संसार] = scorrere insieme; lo scorrere del ciclo vita-morte-rinascita, spesso raffigurato come una ruota

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