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Tradizione

Teoria, storia, miti e testi di riferimento della nostra disciplina

Il nostro satellite in India non è solo fonte di ispirazione poetica: gli è affidato lo scorrere del tempo (in uso è un calendario lunare). La luna è divinità, simbolo, segno di influenza (graha) nei testi vedici.

Notte di luna,
Come un viandante
Passi dall’altra parte del mare
Con la tua pallida lanterna oscillante

Io sono uno straniero solitario e distratto;
Sul balcone lontano così tu mi incanti,
E porti via il mio cuore.
(R.Tagore)

Il Veda è il sapere rivelato (sruti) e ricordato (smrti) sacro per gli indiani e alla base di tutte le religioni del sud dell'Asia. Alcune antiche raccolte di "ricordi"costituiscono il Vedanga Jyotisa (si pensa 1400 a.C.) diviso in due parti appartenenti a Rg veda e Yajur veda. In queste vengono definiti i cicli del tempo (gli yuga): il tempo degli dei e degli uomini. Al fine di compiere i riti nella maniera corretta vi si trovano trattazioni astronomiche di estrema precisione.

I riti, dalle Upanisad in poi, saranno "interiorizzati", le descrizioni dei rituali interpretati come proiezioni simboliche di un rituale da svolgere individualmente dentro di sé: nasce la pratica individuale alla base dello yoga (e non solo).

Come conseguenza nel pensiero il macro-cosmo (universo) è sempre connesso con il micro-cosmo (singolo individuo) e saranno l'uno lo specchio dell'altro in tutti i sensi e a tutti i livelli. L'astronomia quindi diventa una "macro anatomia" e l'astrologia una "macro alchimia interiore".

Nella fisiologia sottile dello yoga la luna (candra) trova una sua collocazione nel corpo all'altezza del plesso sacral (svadisthana cakra); la sua energia specifica, legata all'introspezione, alla contemplazione, alla passività e al riposo scorre in uno dei due canali (nadi) principali (Ida o, appunto, candra nadi) irradiante energia alla parte sinistra del corpo.

L'energia in questa nadi che arriva fino alla sommità della testa (e che accoglie e trasporta verso l'alto l'energia del risveglio sollecitata dalla pratica dello yoga) influenza profondamente lo stato mentale ed emotivo degli esseri umani. Il suo eccesso o mancanza crea squilibri. Per questo i giorni di luna piena e nuova sono di riposo. Contemplare questa energia (l'energia del riposo) è l'unico esercizio che pare sensato allo yoghi "che conosce cosi".

L'Ashtanga Vinyasa Yoga è uno stile di yoga per lavoratori padri e madri di famiglia e non è richiesto ai suoi praticanti di conoscere nessun testo in particolare. Il canto delle strofe vediche è parte della pratica quotidiana ma non è considerato importante conoscere il significato delle formule recitate. Non è richiesto conoscere il Jyotisa e neanche i testi che descrivono con precisione estrema la fisiologia sottile che appartiene specificatamente alla disciplina.

Tutto nella nostra scuola è semplice, immediato, facile da comprendere ed eseguire. Basta solo una frase: "Full moon and new moon you don't practice. You take rest" e migliaia di strofe complesse e a volte criptiche diventano accessibili a chiunque. Il rituale ridotto all'essenza pratica. L'insegnamento condensato in prescrizione che non è mai dottrinale perché filtrata dall'unico vero comandamento dello yoghi: osservare senza giudizio e senza aspettativa. Solo un indicazione perché il praticante "si ricordi" del rimo-ciclo della vita e magari si sensibilizzi fino a vivere l'insegnamento dei testi antichi senza renderlo dogmatico o visionario come a volte succede. Un invito a riconnettersi con il ritmo naturale della vita, la stessa che insegna la nostra cultura contadina affidando alla luna i ritmi biologici dell'agricoltura. Il ritmo naturale che, in molteplici aspetti, è il cuore della nostra pratica.

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